Come Trovare la Scuola di Formazione Yoga Adatta a Te!

Come Trovare la Scuola di Formazione Yoga Adatta a Te!

Photo by Erik Brolin on Unsplash

La prima cosa che ti devi chiederti e del perché vuoi insegnare Yoga. Quali sono i motivi che ti spingono a fare questa scelta? È per il tuo arricchimento intellettuale e spirituale? Vuoi tramandare questa tradizione con passione perché credi che il sentiero sia quello di risvegliare le persone ad una nuova consapevolezza? Per avere un titolo che ti faccia sentire importante o forse per iniziare una nuova attività che possa darti da vivere?

Se ti avvicini allo yoga per gli ultimi due motivi, allora ti trovi sulla strada sbagliata ed è meglio che tu scelga un alto percorso, l’apprendimento non è quello di alimentare il tuo ego e neppure quello di ottenere una svolta economica. Il primo obiettivo è quello di metterci amore e passione, perché lo Yoga è la scienza della realizzazione per eccellenza e va appresa con rispetto.

Il sapere dello Yoga, scienza tra le più nobili e antiche, nel passato veniva tramandata da maestro e discepolo, oggi questo accade raramente essendo lo yoga diventata una disciplina di massa insegnata ovunque. Sussiste però un problema di fondo che è la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Non essendoci degli standard nazionali o internazionali riconosciuti, chiunque può spacciarsi per istruttore, insegnante o altro titolo anche con scarse conoscenze. Dopo che hai valutato onestamente se lo yoga è il tuo swadharma, cioè il tuo percorso di vita, ecco alcuni consigli da prendere in considerazione per trovare la scuola adatta a te.

Valuta quanto segue. Il programma della scuola di yoga, include solo la parte anatomica e fisica o altro? Quanto dura il corso? Chi sono gli insegnati? Da quanti anni la scuola e attiva? La scuola offre programmi di approfondimento? Se il programma include solo l’aspetto fisico della pratica non è completo. Un corso ben strutturato deve comprendere l’insegnamento di tutti gli otto rami dello yoga: i precetti etici per vivere in modo retto (yama e niyama), la pratica delle posizioni (asana), il controllo dell’energia con la respirazione (pranayama), il ritiro della percezione dagli oggetti dei sensi (pratyahara), lo sviluppo dell’attenzione (dharana), la contemplazione (dhyana) e la riunificazione con il Sé superiore (samadhi).

Deve inoltre fornire una conoscenza della storia dello yoga, le fondamenta filosofiche e le altre tipologie di yoga, quali il servizio disinteressato (Karma Yoga), la pratica dell’amore incondizionato (Bhakti Yoga) e la conoscenza concettuale attraverso lo studio degli antichi testi (Jnana Yoga). Esporre anche il valore di altri metodi e tradizioni come pratiche di devozione, servizio, canto o contemplazione. Includere insegnamenti sul tantra che riguarda l’aspetto più profondo dell’apprendimento yogico.

La durata del corso è un altro aspetto da valutate, non si diventa istruttori o insegnati in poco tempo. Un buon corso deve durare almeno due o tre anni. Tuttavia, anche dopo anni di formazione possono volerci degli anni per diventare realmente adatti all’insegnamento. Gli insegnati seri, all’inizio della loro carriera, continuano diligentemente gli studi, attraverso la pratica personale, autoanalisi ed efficacia dei propri metodi di insegnamento.
Valuta anche i docenti del corso; sono solo celebrità o popolari, oppure godono di una buona reputazione nella comunità yoga? Essere celebri e popolari non è sinonimo di garanzia, molte volte si può essere celebri perché si fanno strabilianti posture ma poi si nutre poca conoscenza degli altri aspetti dello yoga. Hanno seguito un lungo periodo di studi? Hanno seguito dei programmi di formazione riconosciuti ho rispettati?

Per imparare assicurati che l’insegnante abbia standard molto elevati, perché questo ti farà puntare sempre più in alto. Rivolgiti sempre ad una fonte autorevole: per trovare dei validi insegnanti potrebbe essere necessario spostarsi, ma ne può valere la pena. Ad ogni modo fare molti chilometri non garantisce sempre il buon insegnamento. A questo proposito ricordo un mio allievo che umilmente si era iscritto alla mia scuola yoga, dopo aver frequentato anni prima un corso di 500 ore in Tailandia, riconosciuto dalla Yoga Alliance Americana. Stando a quello che lui mi disse, il corso era durato meno di 500 ore e aveva imparato meno della metà di quello che aveva appreso nel corso istruttori yoga da me condotto, ma gli era costato molto di più.

Il riconoscimento ufficiale di un istruttore o insegnate non viene elargito dal CONI o da Associazioni varie come la YANI o la Yoga Alliance Italiana o Americana, ma dalla Scuola dove si frequenta il corso, in base alla serietà del programma di formazione dell’istituto. Quindi diviene importante conoscere il programma di studi che la scuola ha formulato e gli anni di attività che la scuola ha alle spalle. Questo ultimo punto è importante ma non determinate per vedere la solidità dell’istituto, che possa in futuro garantire per noi il nostro riconoscimento come insegnanti. Una scuola seria offre anche vari livelli di formazione, specializzazione e approfondimento e non accetta chiunque ai suoi corsi. Le persone prima di essere, vengono valutate in base alla loro esperienza acquisita, i motivi della loro richiesta e se hanno i requisiti fisici, intellettuali e spirituali per affrontare il lungo viaggio dello yoga.

Se la scuola è riconosciuta dal CONI o dalla Yoga Alliance o altri istituti è una garanzia? Per il momento non c’è nessun riconoscimento ufficiale, nazionale o internazionale della disciplina yoga, la quale rimane legata alla formazione e serietà della scuola di appartenenza. Fino al 2017 lo Yoga rientrava nelle discipline sportive del CONI e quindi aveva una tutela legale e gestionale per il fatto che rientrava nel gruppo delle Associazioni Sportive. Dal 2018 lo Yoga è stato tolto e al suo posto il CONI a messo la dicitura Ginnastica per la salute e il benessere che vuole dire tutto e niente. La Yoga Allinace Italiana è legata alla Federazione Sportiva CESN, quindi per essere ammessi bisogna prima essere iscritti al CESN.

La Yoga Alliance Americana con sede in California è in battaglia legale contro quella Italiana, perché ne usa lo stesso nome e sono due organismi separati. Ad ogni modo per mancanza di capillari controlli nessuna delle due può essere sinonimo di garanzia, sia per gli insegnati che per le scuole. Sicuramente sono fonti di reddito per chi si è preso l’iniziativa di fondarle.
Il consiglio che ti do prima di iscriverti ad un corso yoga è quello di visitare i vari centri di formazione yoga, parlare con i docenti, valutare gli anni di attività della scuola, confrontare programmi e tariffe dei diversi corsi e provare una loro lezione per vedere se lo stile che insegano e quello che tu desideri divulgare.

Ora non ti resta che metterti in moto e scoprire quale scuola o centro di formazione è più adatto a te.

Om Tat Sat

Mūlādhāra Chakra e Puruṣārtha

Mūlādhāra Chakra e Puruṣārtha

Foto: by chris-ensey-unsplash

Il mūlādhāra è il primo dei sette chakra principali, i quali sostengono il corpo fisico e lo connettono a quello astrale. Mūlādhāra in sanscrito significa “radice, sostegno”, quindi questo chakra è la piattaforma su cui si appoggia il sistema vitale dell’individuo e tutto quello che gli è intorno.

Nei testi classici di tantra yoga viene raffigurato da un fiore di loto a quattro petali color cremisi, allocato alla base della colonna spinale nella regione coccigea, esattamente nella zona cervice/perineo. Appena sotto il kanda, che è il bivio dove le nāḍī (canali):  iḍā, piṅgala e suṣumṇā, si incontrano.

I quattro petali rappresentano altre quattro importanti nāḍī, il loro colore è rosso e le vibrazioni sottili di ogni nāḍī sono rappresentate dalle sillabe sanscrite: वं vaṃ, शं śaṃ (sh linguale), षं ṣaṃ (sh palatale) e सं saṃ, scritte in oro su ogni petalo.

Esse sono i vrìtti (vortici) associati ai puruṣārtha, i quattro principi su cui si basa la vita umana. Capire il concetto filosofico dei puruṣārtha è fondamentale per equilibrare il mūlādhāra. Puruṣārtha sono gli obiettivi che ognuno di noi deve perseguire, affinché la vita si realizzi armonicamente nel piano esistenziale.

I puruṣārtha sono quattro come le vritti presenti nel mūlādhāra: Dharma (rettitudine, valori morali), Artha (prosperità, valori economici), Kama (piacere, amore, valori psicologici) e Moksha (liberazione, valori spirituali). Se equilibri questi quattro aspetti dell’esistenza, come risultato otterrai, serenità, sicurezza, soddisfazione e liberazione.

Agire sui puruṣārtha, significa rivedere la propria esistenza nella sua reale complessità.  Questo può richiedere degli aggiustamenti nel percorso di vita, ma anche dei cambiamenti radicali che potrebbero rivoluzionare il lavoro, le relazioni,  le aspirazioni e svelare la vera natura individuale, velata da false convinzioni.

Per rimuovere gli ostacoli che ci possono separare dalla libertà e conquistare la leggerezza dell’essere, si adoperano tecniche di tantra yoga che utilizzano: mantra, yantra, meditazioni e psicotecniche yogiche. Bisogna però affidarsi ad un maestro o insegnante yoga di comprovata esperienza, altrimenti i risultati saranno nulli, poco soddisfacenti o contro produttivi.

Om Tat Sat

 

Dhyāna la Meditazione

meditazione profonda

“Nella preghiera sei tu che parli con Dio; nella meditazione sei tu che lo ascolti” 

In sanscrito meditazione  è chiamata dhyāna, letteralmente viene tradotta come visione (interiore), ed è il settimo degli otto passi descritti nel trattato di filosofia Yoga del saggio Patañjali. Lo scopo della meditazione è quello di pulire e liberarci dai vortici della mente i quali offuscano la coscienza, con il fine di far emergere la nostra vera natura interiore e condurci al samādhi (liberazione dell’essere).

Non tutti si avvicinano alla meditazione per arrivare al samādhi . Molti cercano nella meditazione, una via per migliorare la loro vita quotidiana, ad esempio, per imparare ad affrontare lo stress, il dolore o le malattie. Ci sono molti studi e molte pratiche che incoraggiano l’uso della meditazione per ristabilirsi da determinate patologie o cambiare le proprie abitudini verso comportamenti o attitudini più sane. Con alcune tecniche meditative possiamo elevare il sistema immunitario o essere più efficiente nell’attività sportive. Ad esempio, si possono visualizzare i linfociti “T” che attaccano le cellule tumorali o immaginare di competere  in una corsa e di dare il massimo di noi stessi. A questo proposito è interessante e curioso esaminare l’etimologia del termine “meditazione” che giunge dal latino meditatationem, derivato a sua volta dal termine meditari. Il verbo meditari non è altro che la forma intensiva di mederi ossia, curare, aiutare, riflettere, medicare. Quindi possiamo dire che meditare e un atto per medicare e di conseguenza migliorare, curare la nostra mente, sottoposta continuamente a stress, giudizi e percezioni sbagliate, che ne impediscono un funzionamento ottimale.

Comunque sia, attraverso l’atto di “medicare” con la meditazione, liberiamo la mente dai suoi vortici in sanscrito chiamati vṛtti. Giungiamo così alla realizzazione dell’essere che è il fine ultimo della pratica meditativa, ossia l’unione del sé individuale con quello divino. Questo traguardo, è una conquista spirituale individuale e non ha nulla a che vedere con la religione, è la via dell’evoluzione che ogni essere consenziente ha a disposizione per evolversi. 

La mente è come un muscolo che dev’essere allenato attraverso la concentrazione, in sanscrito viene chiamata dhāraṇā. In poche parole la pratica della meditazione è quello di focalizzare l’attenzione su un oggetto, quando questo accade, il continuo brusio interiore si appaga e la mente diviene silenziosa e ricettiva. Solamente quando il flusso del dhāraṇā diventa costante entriamo nello stato di  contemplazione dhyāna, ossia meditazione. Possiamo dire che la meditazione è la pratica in cui la mente osserva sé stessa. 

Secondo i testi vedici il dhāraṇā impegna la mente su un pensiero per la durata di 12 secondi; il dhyāna, corrisponde a dodici dhāraṇā, circa due minuti e mezzo, mentre il samādhi corrisponde a 12 dhyāna, circa mezzora. Se riusciamo a liberare la mente per mezzora, i nostri circuiti neurali vengono totalmente ripuliti, di conseguenza avremo una visione del mondo totalmente diversa, agiremo con profonda saggezza e ci saremo liberati dai campi emozionali che minano la nostra serenità.

Il  dhyāna è il veicolo che ci porta a evolverci nelle nobili qualità umane: compassione, equanimità, gioia, perdono, saggezza, per guidarci verso lo stato  superiore di coscienza chiamato Yoga (unione). Come ci ricorda il saggio Vyāsa “Yoga è Samadhi” .  

Om Tat Sat

Sarasvatī Devi

Sarasvatī Devi

“Colei su cui poggia ogni conoscenza, che ha grandi occhi e che personifica la Pura Conoscenza, sia lode, sia lode a Lei.” 7.2: Saraswati Stotram del Saggio Agastya

Umberto Anandamaya Assandri

Venerata sin dai tempi vedici come la Dea della conoscenza. Patrona dei Pandit, dei Ṛṣi, dei Brāhmaṇa, degli artisti, degli insegnati e degli studenti. Il suo nome significa “Colei che scorre”, come l’antico fiume scomparso, da cui prende il suo nome e da dove scaturì una delle più interessanti civiltà umane, che diede origine alla cultura dello yoga e della conoscenza interiore, la civiltà dell’Indo- Sarasvatī. Il suo scorrere è il fluire della conoscenza, dentro di noi nel momento che ci connettiamo alla sua sorgente, veniamo irradiati dal sapere, che è presente, che è tessuto nelle fibre dell’universo stesso.

La sua bellezza incanta il cuore dei suoi devoti. Viene raffigurata con quattro braccia, indossa un sari bianco immacolato ed è seduta su un loto bianco. Le quattro braccia simboleggiano i quattro aspetti della personalità umana nell’apprendimento: mente, intelletto, prontezza ed ego. In alternativa rappresentano anche i 4 Veda, i libri sacri del Sanātana dharma (Ordine Eterno). Il sari bianco che adorna riflette la sua purezza essenziale, il suo rifiuto di tutto ciò che è base e materialista.

Trascende le voglie della carne e si rallegra dei poteri della mente come patrona della pura saggezza. Incarna tutto ciò che è puro e sublime in Natura. I quattro Veda, libri di conoscenza universale, erano i suoi discendenti. La sua cavalcatura, il cigno, incarna la pura conoscenza e il suo araldo, il pavone, è un simbolo delle arti.

La dea ha le sue feste, in particolare il Sarasvatī Puja, che si tiene il primo giorno di primavera. Durante la festa, i fedeli indossano il giallo, che è associato alla saggezza e alla prosperità. Anche le statue della dea sono drappeggiate in seta gialla e i credenti pregano per benedizioni su penne, libri e strumenti musicali. Ai bambini viene insegnato a scrivere per la prima volta durante il festival, ai Brahmani viene dato del buon cibo e vengono venerati gli antenati. Sarasvatī è anche adorata insieme alle altre grandi devi nella celebrazione del Navaratri. Come mecenate della musica, viene spesso pregata dai musicisti prima dei concerti e, come dea delle attività intellettuali, dagli studenti prima degli esami.

Secondo il Matsya Purana, Sarasvatī è la consorte e allo stesso tempo figlia di Brahmā il creatore dell’universo, il quale sentendosi solo nel cosmo ancora inesistente, desiderava una compagna. Di conseguenza decise di dividersi in due parti, creando una controparte femminile. Analogamente nella Bibbia, Dio, genera dalla costola di Adamo la sua compagna Eva per non farlo sentire solo, mentre invece nella mitologia Ariana è Dio stesso che genera parte di sé stesso. Ad ogni modo Brahma fu subito attratto da Sarasvatī e si innamorò di lei. Il suo desiderio per la Dea generata aumentò ed iniziò a guardarla ininterrottamente. Imbarazzata e intimorita, Sarasvatī per evitare il suo sguardo, iniziò a spostarsi rapidamente in tutte le direzioni.  Brahma la fissò, senza girare la testa, e si moltiplicò in cinque teste tutt’intorno a lei. Brahma, alla fine, le chiese di aiutarlo a creare l’Universo. Sarasvatī accetto, divenne sua moglie e parte della trimurti divina. Da questo incesto emerse il cosmo, il mondo e il primo della razza dei “Manu” degli umani.  Quindi Sarasvatī Devi è la madre stessa del genere umano, detentrice della conoscenza che nutre la nostra intelligenza.

Connettiamoci alla sua sorgente divina e rendiamole omaggio recitando il seguente mantra.

ॐ ऐं महासरस्वत्यै नमः॥

Om Aim Mahasarasvatyai Namah

 Om Tat Sat

LUCE SUGLI YOGA SŪTRA

LUCE SUGLI YOGA SŪTRA

08 . 11 . 2019 ore 19

presso il Centro Olistico Namaskar di Corso Italia, 15 a Savona

Anandamayacharya curerà per voi una serata introduttiva agli Yoga Sutra

L’ingresso è a offerta libera consapevole. Prenota il tuo posto al 347 119 4885.

Scopri perchè gli Yoga Sutra vengono definiti “La prima indagine psicologica dell’uomo”.

IL PERCORSO DI APPRENDIMENTO

Se l’argomento incontrerà il tuo interesse e avrai voglia di approfondirlo potrai iniziare un percorso di 8 incontri che partiranno il 13 Novembre e termineranno il 22 Gennaio. Chiamaci al 347 119 4885 per informazioni e prenotazioni.