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La Terra è una perla cosmica di incredibile bellezza.  Ricchezza e abbondanza di vita uniche nel nostro sistema solare.

L’antica cultura Vedica ne era consapevole e le rendeva rispetto e devozione.

Nei Veda, la Terra viene chiamata Bhumi Devi, la consorte di Lord Varaha uno dei 10 Avatar di Maha Vishnu, dedicati a Lei, ci sono numerosi inni, preghiere e mantra.

Nella cultura odierna, sprofondata nell’ignoranza spirituale,  gli equilibri tra il maschile ed il  femminile sono destabilizzati, la Terra non è più la Grande Madre ma qualcosa da sfruttare solo per il proprio tornaconto.
Il suo ventre è devastato dalla nostra avidità. Nei Veda, la Terra e il Cosmo intorno a noi sono vivi, personali, intelligenti, respirano. La Terra è un paradiso da amministrare ed amare per il bene di tutti e non per il privilegio di pochi.

L’ individuo è il centro della Natura di cui dove rispettare le leggi. Se l’ordine Cosmico  RITAM, non viene rispettato c’è MIRTAM squilibrio,  ossia la morte.
Tutto è concepito per l’uomo e il suo bene.
Oggi l’ottica è cambiata, la regola è il profitto. Si sfruttano le risorse di Bhumi, senza consapevolezza, al centro del nostra società non c’è  l’individuo ma la banca. I templi sono  gli ipermercati e l’uomo ha smarrito il suo sentiero verso il divino.

Le scritture Vediche ci avvisano sul pericolo devastante dell’avidità umana  ed il suo impatto con la Natura. Lo Yajur Veda (sholka 40.1), proclama che tutto l’universo e le sue creature appartengono alla Natura e che si deve godere delle bellezze della Terra tralasciando l’avidità. Nessuna specie deve sopravalere nei diritti e nei privilegi su nessun altra.

Purtroppo l’avidità ci sta distruggendo e l’impatto che abbiamo con l’ambiente e quindi con madre Bhumi è inquietante.

Santiago del Cile dove ho vissuto per 5 anni è seconda solo a Città del Messico come città con l’aria più inquinata del mondo.
Circa 4,500 persone secondo “El Mercurio” quotidiano nazionale Cileno, muoiono ogni anno per problemi derivanti dall’inquinamento ambientale.
I petro-polimeri che compongono gli apparentemente innocui sacchetti di plastica finiscono  nella nostra catena alimentare. Duecento specie di vita marina che includono, balene, delfini, foche e tartarughe muoiono dopo aver ingerito le borse di plastica che scambiano per cibo.
Anche la zona suborbitale  si è arricchita di rifiuti spaziali, che hanno già compromesso costose missioni spaziali e che pongono in serio pericolo quelle future.

L’elenco dei danni ambientali è lungo, tragico e sotto gli occhi di tutti, forse è giunto il momento di riflettere con il cuore e non con la mente.