“Colei su cui poggia ogni conoscenza, che ha grandi occhi e che personifica la Pura Conoscenza, sia lode, sia lode a Lei.” 7.2: Saraswati Stotram del Saggio Agastya

Umberto Anandamaya Assandri

Venerata sin dai tempi vedici come la Dea della conoscenza. Patrona dei Pandit, dei Ṛṣi, dei Brāhmaṇa, degli artisti, degli insegnati e degli studenti. Il suo nome significa “Colei che scorre”, come l’antico fiume scomparso, da cui prende il suo nome e da dove scaturì una delle più interessanti civiltà umane, che diede origine alla cultura dello yoga e della conoscenza interiore, la civiltà dell’Indo- Sarasvatī. Il suo scorrere è il fluire della conoscenza, dentro di noi nel momento che ci connettiamo alla sua sorgente, veniamo irradiati dal sapere, che è presente, che è tessuto nelle fibre dell’universo stesso.

La sua bellezza incanta il cuore dei suoi devoti. Viene raffigurata con quattro braccia, indossa un sari bianco immacolato ed è seduta su un loto bianco. Le quattro braccia simboleggiano i quattro aspetti della personalità umana nell’apprendimento: mente, intelletto, prontezza ed ego. In alternativa rappresentano anche i 4 Veda, i libri sacri del Sanātana dharma (Ordine Eterno). Il sari bianco che adorna riflette la sua purezza essenziale, il suo rifiuto di tutto ciò che è base e materialista.

Trascende le voglie della carne e si rallegra dei poteri della mente come patrona della pura saggezza. Incarna tutto ciò che è puro e sublime in Natura. I quattro Veda, libri di conoscenza universale, erano i suoi discendenti. La sua cavalcatura, il cigno, incarna la pura conoscenza e il suo araldo, il pavone, è un simbolo delle arti.

La dea ha le sue feste, in particolare il Sarasvatī Puja, che si tiene il primo giorno di primavera. Durante la festa, i fedeli indossano il giallo, che è associato alla saggezza e alla prosperità. Anche le statue della dea sono drappeggiate in seta gialla e i credenti pregano per benedizioni su penne, libri e strumenti musicali. Ai bambini viene insegnato a scrivere per la prima volta durante il festival, ai Brahmani viene dato del buon cibo e vengono venerati gli antenati. Sarasvatī è anche adorata insieme alle altre grandi devi nella celebrazione del Navaratri. Come mecenate della musica, viene spesso pregata dai musicisti prima dei concerti e, come dea delle attività intellettuali, dagli studenti prima degli esami.

Secondo il Matsya Purana, Sarasvatī è la consorte e allo stesso tempo figlia di Brahmā il creatore dell’universo, il quale sentendosi solo nel cosmo ancora inesistente, desiderava una compagna. Di conseguenza decise di dividersi in due parti, creando una controparte femminile. Analogamente nella Bibbia, Dio, genera dalla costola di Adamo la sua compagna Eva per non farlo sentire solo, mentre invece nella mitologia Ariana è Dio stesso che genera parte di sé stesso. Ad ogni modo Brahma fu subito attratto da Sarasvatī e si innamorò di lei. Il suo desiderio per la Dea generata aumentò ed iniziò a guardarla ininterrottamente. Imbarazzata e intimorita, Sarasvatī per evitare il suo sguardo, iniziò a spostarsi rapidamente in tutte le direzioni.  Brahma la fissò, senza girare la testa, e si moltiplicò in cinque teste tutt’intorno a lei. Brahma, alla fine, le chiese di aiutarlo a creare l’Universo. Sarasvatī accetto, divenne sua moglie e parte della trimurti divina. Da questo incesto emerse il cosmo, il mondo e il primo della razza dei “Manu” degli umani.  Quindi Sarasvatī Devi è la madre stessa del genere umano, detentrice della conoscenza che nutre la nostra intelligenza.

Connettiamoci alla sua sorgente divina e rendiamole omaggio recitando il seguente mantra.

ॐ ऐं महासरस्वत्यै नमः॥

Om Aim Mahasarasvatyai Namah

 Om Tat Sat