universi

Sono sempre rimasto affascinato dai miti del  passato primitivo dell’Induismo Vedico, tra questi la storia di Markandeya.

Markandeya aveva notato che i suoi genitori erano sconvolti e chiese  loro cosa  li turbasse. Suo padre in lacrime gli disse, che quando Markandeya era nato, l’astrologo aveva predetto che sarebbe morto il giorno del suo sedicesimo compleanno.

Quello stesso giorno Markandeya compiva il sedicesimo anno d’età e la notizia, lo aveva a sua volta inquietato.
Di fretta si era diretto al tempio, dove aveva abbracciato la statua del dio Shiva, implorando la sua protezione.

In quell’ istante entrava nel tempio Yamaraja, il dio della morte, pronto a lanciare il cappio intorno al collo di Markandeya e trascinarlo fuori dal corpo.
Nel momento in cui Yamaraja stava per portarsi via il ragazzo, apparve il dio Shiva furioso con la Morte per aver osato interferire con un suo devoto mentre lo stava adorando.
Yamaraja, terrorizzato dall’ira di Shiva si dileguò rapidamente e si guardò bene dall’approcciare ancora il ragazzo.

Passarono gli anni, i millenni ed i milioni di anni, e Markandeya, non cercato più dalla morte, divenne immortale.

Durante ls sua interminabile esistenza, vide il Sole cessare le sue attività e la Terra morire.
Per eoni Markandeya, fluttuò nel vuoto dello spazio, fino a che la Terra non si ricompose e ancora una volta poté camminarci sopra.

A chiunque gli chiedesse cosa era successo tra un mondo e l’altro, gli raccontava che quando il sistema solare muore, il Sole diventa rosso e si espande oltre la sua grandezza originaria.  Di conseguenza la superficie della Terra si riscalda a tal punto che la vita cessa di esistere ed il suolo si trasforma come il guscio di una tartaruga,  il Sole emettendo un vento caldo esplode, riducendo i pianeti in cenere.

E’ stupefacente come questo antichissimo mito Indù, nella accurata descrizione della fine del nostro pianeta e del nostro sistema solare, abbia preceduto di millenni una delle teorie della moderna astrofisica.  Il grande astronomo del secolo scorso Carl Segan era rimasto sorpreso dai parallelismi della scienza moderna con  quella vedica, dichiarando però che erano solo “sbalorditive coincidenze”.

E tu cosa ne pensi?