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L’Ultima Vibrazione

L’Ultima Vibrazione

​L’Ultima Vibrazione: la Morte, i Mahābhūta e il Suono che Tiene Insieme la Vita

il suono e gli elementi

La morte, nella visione yogica e vedica, non è un’interruzione, ma un lento e naturale scioglimento—un ritorno del corpo agli elementi da cui è nato. Ciò che chiamiamo “fine” è in realtà un processo sottile, un sacro riassorbimento dei cinque Mahābhūta: Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere. Contemplare questo processo non è qualcosa di cupo, ma un modo per ammorbidire la paura e avvicinarci con più intimità al mistero della vita.

Durante la vita, questi elementi si intrecciano e cooperano per dare forma a ciò che percepiamo come il corpo. La Terra offre struttura—ossa, muscoli, stabilità. L’Acqua scorre nei fluidi, nutre e connette. Il Fuoco trasforma, digerisce, illumina la percezione. L’Aria muove—è il respiro, l’impulso, la vitalità che anima ogni gesto. E l’Etere, il più sottile, crea lo spazio in cui tutto questo può esistere.

Ma al di sotto di questa danza, esiste qualcosa di ancora più raffinato: una vibrazione costante e silenziosa. I saggi la chiamavano Nāda, il suono interiore. Non è un suono percepito con le orecchie, ma una qualità sottile dell’essere—una risonanza che tiene insieme gli elementi e li armonizza in un’unità vivente.

Quando sopraggiunge la morte, questa armonia comincia lentamente ad allentarsi.

Il corpo, un tempo solido e radicato, perde progressivamente forza mentre l’elemento Terra si dissolve nell’Acqua. Ciò che era stabile diventa pesante, poi instabile. L’Acqua, a sua volta, si riassorbe nel Fuoco: i fluidi diminuiscono, compare secchezza, e anche i legami emotivi iniziano a sciogliersi.

Il Fuoco si spegne nell’Aria: il calore del corpo si abbassa, la capacità di trasformazione svanisce, la lucidità può affievolirsi come una fiamma che si spegne. Poi l’Aria si dissolve nell’Etere: il respiro diventa irregolare, sottile, fino quasi a scomparire. Il movimento cessa, e le forze vitali si ritirano verso l’interno.

Rimane lo spazio. In questa vastità, anche il senso di identità si attenua. L’idea di “io sono questo corpo” comincia a dissolversi, e l’ultimo elemento—l’Etere—ritorna alla sua origine. Ma l’Etere non è vuoto nel senso ordinario. Porta con sé la qualità più sottile di tutte: il suono, la vibrazione, la risonanza primordiale da cui tutto prende forma.

Secondo questa comprensione, l’ultima cosa che abbandona il corpo al momento della morte è proprio questa vibrazione—quel campo sottile che ha tenuto unito l’organismo per tutta la vita. E in una straordinaria simmetria, è anche la prima a manifestarsi alla nascita.

Prima del respiro, prima del movimento organizzato, c’è un impulso, una pulsazione sottile. E poi arriva il primo pianto. Il suono annuncia la vita. La vibrazione richiama la materia e la organizza in forma.

In questa prospettiva, l’esistenza appare come un continuo gioco di risonanza. Il corpo non è un oggetto statico, ma un campo dinamico—un’armonia temporanea di frequenze. Quando questa armonia si indebolisce, gli elementi si separano. Quando si dissolve completamente, avviene ciò che chiamiamo morte. Ma nulla si perde davvero: gli elementi ritornano alla loro natura originaria, e la vibrazione che li teneva insieme si ritira in una dimensione più sottile.

Sostare in questa visione rende la morte meno minacciosa. Non è un nemico, ma un passaggio. È il momento in cui la musica del corpo si dissolve—non nel silenzio come assenza, ma nel silenzio come origine, come spazio da cui ogni suono può nuovamente emergere.

E forse, nella meditazione profonda, quando la mente si quieta e i sensi si ritirano, è possibile percepire questo suono interiore anche mentre siamo vivi. Un lieve ronzio, una presenza silenziosa, una vibrazione che non dipende dalla forma.

Entrare in contatto con essa significa avvicinarsi a qualcosa di senza tempo, qualcosa che non nasce con il corpo e non muore con esso.

Da questa prospettiva, la vita appare come una luminosa combinazione di elementi, sostenuta da una vibrazione sacra—che emerge, si dissolve e ritorna, nel ritmo infinito dell’esistenza

La Vittoria di Durga su Mahishasura

La Vittoria di Durga su Mahishasura

La Vittoria di Durga su Mahishasura

“un Cammino Spirituale per Ognuno di Noi”

Durga

Durante il Navaratri, la storia della Dea Durga che sconfigge il demone Mahishasura viene raccontata e celebrata in tutta l’India e non solo. Non è solo un mito antico: è un insegnamento spirituale universale, un invito a riscoprire la nostra forza interiore e a trasformare le ombre della vita in luce.


Il demone interiore: Mahishasura dentro di noi

Mahishasura, il potente demone-bufalo, non rappresenta solo una figura leggendaria. È il simbolo delle forze che ci ostacolano: ego, rabbia, paura, attaccamento, desideri incontrollati.
Come lui cambiava forma continuamente, anche i nostri ostacoli assumono volti diversi: pensieri negativi, emozioni travolgenti, illusioni che ci allontanano dal nostro centro.


La nascita della forza divina: Durga

Di fronte al caos, neppure gli dèi riuscivano a fermarlo. Solo unendo le loro energie diedero vita a Durga, la Madre Divina, incarnazione della Shakti, l’energia cosmica femminile.
Il messaggio è chiaro: la vera forza nasce dall’integrazione delle nostre qualità interiori. Quando uniamo saggezza, amore, coraggio e pazienza, possiamo affrontare ogni sfida.


Nove notti di battaglia: il percorso di purificazione

La battaglia durò nove giorni e nove notti, proprio come i nove giorni del Navaratri. Queste giornate simboleggiano un percorso graduale di purificazione interiore: ogni giorno è una tappa per riconoscere, affrontare e trasformare i nostri limiti.
Durga, calma e determinata, non si lasciava ingannare dai continui travestimenti del demone. Anche noi possiamo imparare a non perderci nelle forme mutevoli dei nostri problemi, affrontandoli uno alla volta con presenza e fiducia.


Il Giorno della Vittoria: Vijayadashami

Il decimo giorno, chiamato Vijayadashami, Durga trafisse Mahishasura con il suo tridente. Questa è la vittoria del bene sul male, della luce sull’oscurità, della coscienza sull’ignoranza.
Non si tratta di un trionfo esterno, ma di una realizzazione interiore: scoprire che dentro di noi c’è una luce più forte di qualsiasi ombra.


Il messaggio per la nostra vita

La storia di Durga è il nostro cammino quotidiano. Ogni volta che scegliamo l’amore invece della rabbia, la fiducia invece della paura, la consapevolezza invece dell’illusione, stiamo compiendo la stessa battaglia e vincendo la stessa vittoria.

Durga non è lontana: è l’energia vitale che ci sostiene, la forza del cuore che ci rende capaci di affrontare ogni sfida.
Il suo insegnamento è eterno: la luce della coscienza vince sempre sull’oscurità.

Satsang

Satsang

In compagnia della Verità

 

Il termine satsang (in sanscrito, m., सत्सङ्ग, satsaṅga, da sat = vero, sanga = compagnia) significa “essere in compagnia della verità”, si riferisce a un gruppo di persone che tramite il dialogo, l’ascolto, la riflessione e la meditazione la pensano allo stesso modo e si impegnano in un dialogo spirituale ponendosi come obiettivo il raggiungimento della realtà, la verità. Quindi, il satsang può anche essere pensato come amicizia o relazione con la verità stessa.

A livello esoterico, il satsang è associato alla qualità interiore del sattva (bontà o purezza), una delle tre qualità della natura (prakriti). Sattva si manifesta come pensiero, conoscenza, pace e contemplazione. Una persona sattvica è un satsanghi naturale, o “ricercatore della verità”.

Tradizionalmente, il satsang è associato ad un incontro con un essere illuminato, o satguru (maestro della verità); ma generalmente, si tratta di qualsiasi tipo di programma in cui l’insegnamento e la meditazione abbiano luogo. Tuttavia, il satsang può anche essere praticato da soli, coltivando la verità all’interno del proprio sé interiore e instaurando una relazione mistica con il Divino. Per l’induismo, il giainismo, il buddismo e il sikhismo, il satsang si riferisce tipicamente alle attività spirituali e devozionali come la meditazione yogica, la concentrazione, il canto devozionale o la danza.

Il satsang può anche includere la lettura o l’ascolto di insegnamenti spirituali e quindi riflettere e discutere i loro significati. Significa assimilare quei significati nella vita quotidiana. In un senso più ampio, il satsang può includere la guida della voce interiore risvegliata quando si realizza il potenziale del Sé superiore.

Inoltre, il satsang è un aiuto per il sentiero yogico verso moksha (liberazione dal ciclo della morte e della rinascita). Aiuta a rimuovere i pensieri negativi, gli attaccamenti terreni e gli ostacoli mentali che bloccano il percorso. Il satsang mantiene le persone impegnate in pensieri incentrati sullo spirito e le tiene centrate nel loro percorso verso la liberazione. 

Om Tat Sat

Umberto Anandamaya Assandri

La libertà Spirituale

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Photo by Edu Lauton on Unsplash

La religione in tutte le epoche è stata sempre soggetto del potere di pochi, per assoggettare la psiche e le debolezze di molti, con il pretesto di confortarci e di avvicinarci all’amore divino.

Purtroppo, invece di guidare e liberare le anime,  molte volte le ha schiavizzate con falsi miti e grandi manipolazioni. Quando questo accade è la fine dell’anima individuale. (altro…)

Il Pianeta degli Umani

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Photo by Adryan RA on Unsplash

“Illuminati dalla vera conoscenza, gli uomini saggi vedono con occhio uguale il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani [l’intoccabile]”

Bhagavad Gita 5.18

Sono rimasto ispirato da questo video della BBC, che  voglio condividere con voi  sul blog, un’occasione per riflettere sulla nostra vera natura, la nostra natura spirituale, che si esprime nella creatività, diversità è unicità di ciascuno noi e di ogni cosa che ci circonda. (altro…)