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Meditare fa restare giovani

Meditare fa restare giovani

Meditare fa restare giovani

“ora lo spiega anche la scienza”

Meditazione e giovinezza

“La meditazione non cambia il DNA, ma cambia il modo in cui il DNA si esprime; non ferma il tempo, ma ne rallenta il passo.”

Umberto Assandri

di Umberto Assandri – 21 ottobre 2025

Da sempre, quando penso alla meditazione, mi appare l’immagine di un essere umano seduto in silenzio, accompagnato solo dal ritmo del respiro, come se cercasse un porto tranquillo nel mare agitato dei pensieri.
Oggi sappiamo che questa non è solo una metafora spirituale: anche la scienza riconosce che meditare non serve soltanto a calmare la mente, ma può davvero aiutarci a restare giovani, almeno a livello biologico.

Il respiro come chiave della longevità

Da più di tremila anni l’uomo medita per ritrovare equilibrio, centratura e presenza. Nelle antiche tradizioni yogiche, la meditazione è il ponte che collega la mente al cuore, il tempo al senza tempo.
Oggi più che mai, milioni di persone nel mondo riscoprono questo strumento semplice e profondo. E ora anche la ricerca scientifica conferma che la meditazione non agisce solo sui pensieri, ma arriva fino al cuore delle nostre cellule, ai geni, persino ai cromosomi.

Telomeri, telomerasi e il segreto delle cellule longeve

Immaginiamo i cromosomi come lunghi cordoni di DNA che contengono la nostra eredità genetica. Alle loro estremità si trovano i telomeri, minuscoli “cappucci” che proteggono il materiale genetico.
Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri si accorciano. Quando diventano troppo corti, la cellula non può più replicarsi e invecchia.
A proteggerli interviene la telomerasi, un enzima che aggiunge nuove sequenze di DNA e rallenta così l’invecchiamento cellulare.

Nel 2023, un gruppo di ricercatori dell’Università di Colombo (Sri Lanka) ha osservato che i praticanti abituali di meditazione presentano un livello più basso di cortisolo – l’ormone dello stress – e una maggiore attività della telomerasi (Frontiers in Psychology, 2023).
In altre parole, la meditazione rilassa la mente e, al tempo stesso, sembra riattivare una sorta di “giovinezza molecolare”.

La scienza dell’epigenetica e la quiete interiore

La ricerca contemporanea parla anche di epigenetica, ossia di quelle modifiche chimiche che non cambiano la sequenza del DNA, ma ne influenzano l’espressione.
È come se la meditazione, anziché riscrivere il nostro codice genetico, imparasse ad “accendere” o “spegnere” i geni che determinano longevità, salute mentale e risposta allo stress.

Diverse ricerche, tra cui quelle condotte dalla Harvard Medical School e dal Center for Healthy Minds del Wisconsin, hanno mostrato che chi medita regolarmente manifesta una riduzione dei geni pro-infiammatori e un aumento di quelli che favoriscono la rigenerazione cellulare.
Quando il corpo non è più schiavo dello stress, la biologia risponde con armonia.

Lo stress cronico e il logorìo del tempo

Lo stress cronico fa l’opposto: accorcia i telomeri, inibisce la telomerasi, favorisce l’infiammazione sistemica e accelera l’invecchiamento.
Quando viviamo costantemente in allerta, quando rimuginiamo e ci sentiamo minacciati, il corpo produce più cortisolo e adrenalina, e le cellule “invecchiano” più in fretta.

La meditazione, agendo sulla risposta allo stress, sembra invertire parzialmente questo processo, abbassando i livelli ormonali e creando condizioni più favorevoli alla rigenerazione.
Ogni volta che chiudi gli occhi e ti osservi respirare, il tuo corpo sta già ringraziando.

Realismo e speranza

Naturalmente, non si tratta di una bacchetta magica.
Gli effetti biologici della meditazione, per quanto promettenti, restano modesti e difficili da misurare.
Una meta-analisi pubblicata su Mindfulness nel 2023 ha mostrato che la pratica meditativa può influire positivamente sulla lunghezza dei telomeri, ma con un effetto lieve.
Altri studi, come quello del 2024 su Brain, Behavior & Immunity, non hanno trovato differenze significative rispetto ai gruppi di controllo.

Ciò che emerge chiaramente, però, è che la meditazione migliora la qualità della vita, riduce l’ansia e potenzia la resilienza psicologica — fattori che, indirettamente, incidono sulla salute cellulare e sul processo di invecchiamento.

Un atto d’amore verso la vita

Per molti praticanti, la meditazione quotidiana diventa una sorta di igiene mentale: un tempo per respirare, osservare e lasciar andare. Bastano dieci o venti minuti al giorno per iniziare a notare i benefici, purché la pratica sia costante e non vissuta come un dovere.

Gli studi indicano che la regolarità e l’atteggiamento interiore contano più della durata. Quando la mente si rilassa, anche il corpo risponde diversamente: il battito rallenta, il respiro si fa profondo, il sistema immunitario si riequilibra.

La meditazione non cambia il DNA, ma cambia il modo in cui il DNA si esprime; non ferma il tempo, ma ne rallenta il passo.
E se davvero, come suggeriscono gli studi, il silenzio interiore può risuonare fino al cuore delle nostre cellule, allora meditare è un atto d’amore verso la vita stessa — un modo semplice e misterioso per restare giovani dentro, e forse anche un po’ fuori.

Meditazione Buddhista o Induista?

Meditazione Buddhista o Induista?

Meditazione Buddhista o Induista?

buddha zen

Oggi ho ricevuto con piacere una mail da Loren, una mia allieva e insegnante di yoga Canadese, la quale mi ha posto alcune domande sulla meditazione e il suo fine trascendentale, nella dottrina buddhista ed induista.

Ho pensato di condividere con te questo dialogo. (altro…)

Dhyāna la Meditazione

Dhyāna la Meditazione

Dhyāna la Meditazione

meditazione profonda

“Nella preghiera sei tu che parli con Dio; nella meditazione sei tu che lo ascolti” 

In sanscrito meditazione è chiamata dhyāna, letteralmente tradotta come visione (interiore), ed è il settimo degli otto passi descritti nel trattato di filosofia Yoga del saggio Patañjali. L’etimologia del termine “meditazione” proviene dal latino meditatationem, derivato a sua volta dal termine meditari. Il verbo meditari non è altro che la forma intensiva di mederi ossia, curare, aiutare, riflettere, medicare. Quindi meditare e un atto per medicare e di conseguenza migliorare, curare la nostra mente, sottoposta continuamente a stress, giudizi e percezioni sbagliate, che ne impediscono un funzionamento ottimale.

A questo proposito, molti si avvicinano alla meditazione, per migliorare la loro vita quotidiana, ad esempio, per imparare ad affrontare lo stress, il dolore o le malattie. Ci sono molti studi e molte pratiche che incoraggiano l’uso della meditazione per ristabilirsi da determinate patologie o cambiare le proprie abitudini verso comportamenti o attitudini più sane. Con alcune tecniche meditative possiamo elevare il sistema immunitario o essere più efficiente nell’attività sportive. Ad esempio, si possono visualizzare i linfociti “T” che attaccano le cellule tumorali o immaginare di competere  in una corsa e di dare il massimo di noi stessi.

La mente è come un muscolo che dev’essere allenato attraverso la pratica della concentrazione, in sanscrito dhāraṇā, l’arte di focalizzare  l’attenzione su un oggetto.  Quando il dhāraṇā accade in modo continuativo senza interruzione, il brusio interiore si appaga, la mente diviene silenziosa e ricettiva ed entriamo nello stato di meditazione, in sanscrito dhyāna. In questo stato contemplativo, la mente osserva sé stessa. 

Secondo i testi yoga, il dhāraṇā impegna la mente su un pensiero per la durata di 12 secondi; il dhyāna, corrisponde a dodici dhāraṇā, circa due minuti e mezzo, mentre il samādhi corrisponde a 12 dhyāna, circa mezzora. 

Se riusciamo a liberare la mente dai suoi vortici (vritti) per mezz’ora, i nostri circuiti neurali si ripuliscono, questo stato ci porterà ad agire con saggezza, liberandoci dai  campi emozionali che minano la serenità. La mente diviene chiara, non è più disturbata da rumori di fondo, si manifestano consapevolezza e discernimento, miglioriamo il nostro aspetto cognitivo e avanziamo nel processo evolutivo.  Giungiamo così alla realizzazione dell’essere che è il fine ultimo della pratica meditativa, ossia l’unione del sé individuale con quello trascendentale. Questo traguardo, è una conquista spirituale individuale, verso l’evoluzione nella formazione di un essere di coscienza superiore. 

Il  dhyāna è il veicolo che ci porta a evolverci nelle nobili qualità umane: compassione, equanimità, gioia, perdono, saggezza, per guidarci verso lo stato  superiore di coscienza chiamato Yoga (unione). Come ci ricorda il saggio Vyāsa “Yoga è Samādhi” .  

Om Tat Sat

Photo by Greg Rakozy on Unsplash

Eclissi & Meditazione

Eclissi & Meditazione

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Il 21 Agosto 2017 è la data di un eclisse solare che sarà particolarmente visibile negli Stati Uniti d’America dove non si verificava da oltre 46 anni. Interesserà anche alcune zone del Canada, del Messico settentrionale, di Cuba, dei Caraibi e marginalmente anche l’area più settentrionale dell’America Latina, la Groenlandia, l’Europa occidentale (Islanda, Scozia e Irlanda) e l’estremo nord/ovest dell’Africa, soprattutto in Marocco.

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I Segreti Per Meditare Bene

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meditare il giusto sentiero

Foto di Helena Cuerva da Pixabay

L’uomo che ha conquistato la mente, e ha trovato così la pace, ha già raggiunto l’Anima Suprema. Per lui, gioia e dolore, freddo e caldo, onore e disonore si equivalgono.”

Bhagavad-gita

Affinchè tu ti possa avviare verso il giusto sentiero della corretta meditazione, ho elencato qui sotto per te i dieci segreti fondamentali perché tu possa iniziare a praticarla.

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Meditare per Pulire la Mente

Meditare per Pulire la Mente

Meditare per Pulire la Mente

meditazione

Foto di Ralf Kunze da Pixabay

L’uomo che ha conquistato la mente, e ha trovato così la pace, ha già raggiunto l’Anima Suprema. Per lui, gioia e dolore, freddo e caldo, onore e disonore si equivalgono.”Bhagavad Gita

Sicuramente ti dedichi regolarmente alla pulizia del tuo corpo, se non lo facessi, potresti contrarre serie malattie, essere isolato dagli amici e conoscenti, perdere il lavoro, perché emetteresti odori sgradevoli. (altro…)